Immerso in un momento di impegnata meditazione, ispirato da un articolo su Slate e uno su Hoppress ieri mi sono chiesto “Come fa a piacermi la birra?”
Insomma, quegli articoli hanno ragione: dobbiamo abituarci ad un gusto e conoscerlo, per farcelo piacere. Avanti, dite un po’, descrivete con una parola il gusto della birra. Impossibile? Forse, ma facciamo finta di doverlo spiegare ad un alieno. La frutta è dolce, i formaggi sono salati, le spezie sono piccanti o pungenti, e la birra? Non barate, lo sapete. La birra è amara.
A volte sono il primo a dimenticarmelo, intento a convincere il “non bevo la birra perchè è amara” di turno ad assaggiare questa o quella bottiglia perchè è dolce, perchè è profumata, perchè sa di quello che non hai visto mai. La realtà è che comunque il luppolo è un ingrediente base della birra, quindi ci sarà sempre. Se però lo stile lo permette e la birra ha altro da offrire, l’amaro passerà in secondo piano. E voi fate bella figura perchè “questa è dolce“.
E poi ci sono le spezie, i malti tostati, il legno, i lieviti, l’inconfondibile “nonsenticomeèbuonaperchèl’hofattaio“… tutte cose importantissime che però possono confondere in chi inizia a cimentarsi con questi prodotti. All’inizio non sai riconoscerli ma ti piacciono, più avanti invece distingui l’amaro da luppolo da quello da malti tostati e la birra ti sembrerà sbilanciata, cominci con l’amare quella birra per “un certo non so chè” e poi ti ritrovi a non goderti certe pinte perchè “ci avrei visto meglio questo altro luppolo per il dry hopping“. Fortunatamente succede anche il contrario, eh… avevi quasi dimenticato quella golden ale perchè ti sembrava banale e poi la cerchi dopo aver capito il delicato equilibrio tra gli ingredienti del mash.
Oppure avete scoperto un nuovo filone di birre tutte da provare. Oggi vano tanto di moda le India e American Pale Ales, birre sicuramente molto luppolate.. e nei giri di giostra a riconoscere il profumo dell’Amarillo piuttosto che del Nelson Sauvin passate sopra le vagonate di IBU che state ingurgitando. Dopo qualche decina, ehm, centinaio di assaggi vi ritrovate ad aver ritoccato i vostri parametri di quello che è buono e cosa no, di quelli che sono i limiti del troppo o del troppo poco. Ho indovinato? Lo sapevo.
Nello stesso periodo altre mie ferree convinzioni ( fortunatamente smantellate ) erano che al pub la birra particolare era la weisse, che la maestria nel versare la birra si rivelasse nel fare un bicchiere senza schiuma, che le Bières Blanche sapessero “di sapone” e che se una birra aveva più di 6°, sicuramente valeva la pena di essere provata. Il percorso di scoperta della birra non si esaurisce certo dopo aver estirpato un paio di idee errate, ma imparando a riconoscere quello che si sta bevendo e soprattutto conoscere i propri gusti. Anche perchè diciamocelo, conoscere meglio un alimento dovrebbe servire proprio a poter scegliere con più sicurezza l’acquisto successivo, per godere di un gusto piacevole. Certo, di tanto in tanto emerge una lieve tendenza al Beer Ticking, ma sono dettagli 
Insomma oggi noi birrofili ci esaltiamo per una pepata saison, per una morbida sweet stout o per una IPA agrumata… ma per arrivare qui ci siamo anche ciucciati notevoli quantità di un qualcosa che all’inizio non piaceva poi molto ( forse più da goliardici ragazzini che adesso, quando compriamo bottiglie da 10 euro sperando bene che ne valga la pena ). E si finisce col gradire quell’amaro, quell’acidità, quei sapori che forse non conoscevamo nemmeno prima di bere certe birre. Bisogna ammettero, l’homebrewing da un grande aiuto in tutto ciò…
Io spero tanto di non essere arrivato al capolinea, in quanto ad evoluzione del gusto, ma riconosco che le mie preferenze sono cambiate parecchio da un paio d’anni a questa parte (in fatto di birra!
). E i vostri ? Anche voi avete cambiato gusti nel tempo o sbevazzate sempre la stessa manciata di etichette ? Perchè? A voi 
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