domenica 19 dicembre 2010

Birre Maestre: Duvel

Dopo tanta ricerca di birre nuove, particolari.. è bello ogni tanto aprire una bottiglia “sicura”, che sai che ti appagherà in un modo o nell’altro.
Non dico che la maggior parte delle birre nuove che assaggio siano cattive o una perdita di tempo, anzi. Soltanto che a volte viene voglia proprio di “quel” gusto, di “quei luppoli”, di “quella” birra insomma. Una volta può trattarsi di un dissetante bicchiere in estate, oppure un aperitivo diverso dal solito, oppure ancora avete bisogno dell’abbinamento perfetto con il piatto di stasera. Le birre che si prestano a fare da “rifugio”, insomma, hanno il pregio di non deludere mai ( di solito ) e quindi a seconda dei gusti ci sono bottiglie che non dovrebbero mai mancare in cantina. Ma quali birre entrano di diritto a far parte di questo fortunato gruppo ? Sicuramente devono essere birre molto buone, ben realizzate e che si distinguano dalle altre per qualche caratteristica peculiare. Ho pensato che queste birre, appunto per questi tratti distintivi, potrebbero essere delle ottime “Maestre” per esempio per riconoscere un certo luppolo, per conoscere meglio uno stile birrario, per capire una tecnica produttiva o per l’originalità della speziatura.
Personalmente, sono molto orientato ad aprire una bottiglia nuova, quando disponibile, rispetto ad una birra già conosciuta, ma ho già avuto modo di “registrare” alcuni prodotti ( a mio parere ) davvero unici e iconici, che vale la pena conoscere, ecco. Vi giro quindi con questa specie di rubrica  le etichette da cui ho potuto imparare qualcosa. Partiamo dalle cose semplci…
Per qualcuno la Duvel sarà addirittura una scelta banale, data la già affermata presenza sul mercato, i volumi di vendita e quant altro. Ciò non toglie che sia un ottimo insegnante almeno per un paio di cose ;)
La Duvel è una strong ale belga di 8,5%ABV, dorata,  caratterizzata dai profumi freschi del luppolo, una importante schiuma e la sua avvertibile “frizzantezza”. Andando più a fondo, usando qualche tecnicismo, si scopre che i luppoli usati per questo “demonio” sono lo Styrian Goldings per conferire l’amaro e il Saaz per l’aroma ( questo è lo stesso luppolo tipicamente utilizzato nelle Pilsner ceche tradizionali ). Rimanendo in tema di profumi, quelli della Duvel vengono spesso descritti con note fresche, erbacee e floreali ( dovute al luppolo ) e di frutta bianca ( direi esteri prodotti dal lievito ) oltre all’alcol.
Oltre a regalare al Saaz un ulteriore punto come luppolo aromatico, la Duvel offre uno dei migliori esempi di schiuma compatta e persistente ( oltre che abbondante, occhio nel versarla! ;) ). Deibenefici di una buona schiuma abbiamo già parlato,  ma questa è davvero unica. Tantè checostituisce davvero un elemento caratteristico di questa birra. Come “bonus”, la persistenza e consistenza di questa schiuma ci permette di verificare un altra teoria ( e confermarla :P ). Si ritiene infatti che le sostanze amaricanti del luppolo tendano a concentrarsi nella schiuma, rendendola quindi ben più amara della birra stessa ( gli homebrewers più esperti ci sapranno spiegare le dinamiche.. ). Infatti se provate a prendere “una ditata” di quella bella montagnola che avete nel bicchiere e la assaggiate… voilà, pannosa amarezza:P !
Detto questo, la Duvel è spesso suggerita come aperitivo, profumato, gustoso e con un finale leggermente secco ( più il leggero amarognolo che aiuta l’appetito :) ). Unico suggerimento: occhio a versarla e occhio anche al tenore alcolico ;)

Chi ha detto doppelbock? Eggenberg Urbock 23 e Samichlaus

Siamo ufficialmente nel periodo freddo quindi è piu che lecito andare in cerca di birre di un certo “tenore”. Dopo le Aventinus di qualche post fa, ho trovato, preso e assaggiato altre due birre piuttosto famose e adatte a “scaldare” le fredde serate di fronte al caminetto ( o piu realisticamente, il premio di fine giornata prima della buona notte :P ). Si tratta di due prodotti del birrificio austriaco Eggenber, entrambi esponenti dello stile delle doppelbock.
Breve momento di cultura birraria: Le Doppelbock sono una particolare versione dello stile tedesco a bassa fermentazione Bock. Si tratta di birre molto ricche, spesso caratterizzate da un intenso sapore (dolce) di malto, una leggera tostatura e un amaro poco percepibile. La tradizione vuole che questa forte birra sia stata prodotta originariamente dai monaci (dell’ordine di San Francesco da Paola, da cui Paulaner ;) ) per il proprio sostentamento durante i periodici digiuni rituali in cui l’assunzione di qualsiasi cibo solido era proibito. Dato che ufficialmente la prima doppelbock prese il nome di “Salvator”, i prodotti dello stesso tipo giunti in seguito le resero omaggio aggiungendo ai loro nomi il suffisso “ator”.
Per ulteriori approfondimenti potete dare una occhiata qui e qua per esempio.
Tornando a noi, le due portabandiera della Eggenberg non deludono le aspettative e con un contenuto alcolico di 9,6%ABV per la prima e addirittura 14%ABV per la seconda richiedono un consumo molto attento e “rispettoso”.
La Urbock 23 ( bock “originaria”, 23 sono i gradi Plato ) si presenta di colore dorato scuro e limpido. Pochi secondi dopo averla versatà la schiuma già tende a sparire, per quanto sia davvero fine e di bell’aspetto. Già al naso ho immaginato come il malto fosse ben in evidenza, con una leggera nota alcolica a spalleggiarlo. Come prevedibile il gusto dolce e lo scarso amaro del luppolo non sforano lo stile e il finale caldo insieme alla carbonazione molto lieve aiutano a confermare l’attitudine di “birra da meditazione”
Sicuramente una ottima birra, non c’è che dire, ma personalmente non riesco ancora ad apprezzare la grande “maltosità” di certi prodotti. Ora sparo una perla, quindi prendetela con le molle… ma per intenderci un intenso gusto di malto ricorda il gusto del pomodoro cotto. Per me è un sapore troppo intenso ecco, preferisco quando è “camuffato” da luppoli o speziature.. o semplicemente le birre meno maltose :P
Si potrebbe pensare quindi che assaggiare laSamichlaus sia quasi un mio gesto masochistico, invece no. Questa birra, dal passato un po’ movimentato, è ritenuta da molti una ottima doppelbock, nonchè birra dalle ottime capacità di invecchiamento. La Samichlaus viene prodotta il 6 dicembre e “subisce” una maturazione di 10 mesi prima di essere immessa sul mercato. Si tratta di una specialità stagionale, che prima faceva parte della gamma della svizzera Hurlimann, poi per qualche tempo scomparsa dal mercato e poi rievocata dalla Eggenberg, attuale proprietaria dei diritti. Bando alle ciance e stappiamo la bottiglia. Questa volta la schiuma non fa nemmeno in tempo a formarsi e rimane solo un leggero strato sopra la birra rosso scuro ( tendente al marrone ). Se riuscite a mettere le mani su una di queste assicuratevi di aprirla a temperatura quasi-ambiente, per non perdervi gli intensi profumi. Tenerla in frigor o anche solo aprirla direttamente a temperatura di cantina ( soprattutto in questa stagione ) potrebbe voler dire privarsi di metà di questa birra. Il naso infatti è molto intenso, ricco con il solito malto in prima fila ma accompagnato da una evidente componente di frutta rossa ( ciliegia? ). Il gusto è altrettanto “potente” e complici l’alto contenuto alcolico, la carbonazione quasi assente e una consistenza quasi oleaosa ogni sorso risulta particolarmente caldo e avvolgente. Lo so, sembra una pubblicità dei “moscierì” ma giuro che è davvero una birra da provare :P
Bene, cosa aspettate ? Via, via.. a comprare delle doppelbock per l’inverno! :D

Celebrazione di una sfacciata curiosità

È inevitabile, quando si coltivano le proprie passioni gli altri se ne accorgono.
Quando poi certe passioni diventano molto forti e occupano gran parte del nostro tempo, dei nostri pensieri,dei nostri discorsi ( e parlando di birra, anche delle nostre azioni ), chi ci sta vicino comincia a sospettare qualcosa. Nel migliore dei casi, gli amici prenderanno semplicemente atto che il nostro non è un hobby passeggero ma una vera e propria attitudine, gli altri forse sospetteranno l’inizio di qualche disturbo psichico o chissà cos’altro ( maligni :P ).
Non so bene in quale categoria mettermi, ma sicuramente ho logorato a sufficienza chi mi sta attorno da far loro comprendere chiaramente cosa mi frulla per la testa. I risultati si vedono un po’ ogni giorno, ma un piccolo evento come un compleanno funge da “prova del nove”. Ecco quindi che dopo almeno un anno di farneticazioni da birrofilo luppolo-dipendente ( nel senso buono, eh :) ), sembra che tutti quelli al corrente della ricorrenza si siano messi daccordo per celebrare la mia repentina discesa verso il punto di non ritorno. Ed ecco il ricco bottino:
Beh, cosa si può dire di fronte a cotanta generosità? Grazie! :D Per chi non mastica molto di gadgettistica e nomenclatura birraria ecco il censimento (dal primo piano verso le retrovie ):
  • Uno stupendo calice della Triple Karmeliet ( in rappressentanza, in vero, di un edonistico set di 6 :P )
  • Oude Geuze 3Fonteinen Vintage 2005 ( così approfondisco l’argomento “acide”, ovviamente “vecchie” )
  • Brewdog Tokyo* ( gli aficionados sapranno che questo colma un desiderio/curiosità precedentemente comparso in una whishlist :D )
  • De Struise Browers Tsjeeses Reserva ( questa è davvero una chicca natalizia! )
  • Brasserie Caracole Nostradamus ( altra natalizia che avrò il piacere di conoscere nel periodo delle feste )
  • Parte della gamma Baladin: Noel, Super, Nora, Wayan e Isaac ( e se dico che tra centinaia di birre assaggiate, quelle di Baladin non le avevo ancora provate ? Vengo lapidato ? :P )
  • Lurisia Gazzosa e Chinotto, sempre made in Piozzo ( Non sono nè esperto ne gran consumatore di nessuna delle due, ma vanno assaggiate )
Se non fosse ancora chiaro, direi che la mia combriccola è del genere “i matti vanno assecondati, sorridi e fai finta di niente” e per questo meritano un grosso ringraziamento.. sia per i magnifici regali sia perchè mi sopportano 52 settimane l’anno senza frustarmi. Qualcuno si presta persino a fare da autista sobrio quando serve, quindi chapeau ;)
Quindi prima di tornare a godermi il bottino rinnovo il ringraziamento a tutti ( parenti, amici, passanti ) e a voi che leggete post come questo anche se non vi interessa minimamente. A buon rendere! ;)

Abbinamenti Natalizi: Panettone e Birra Artigianale

Ci stiamo velocemente avvicinando alle feste natalizie ed è inevitabile, cominciamo a vedere una serie di leccornie che ci salutano dalle vetrine illuminate. Per molti è un periodo molto duro, vi capisco :P
Parlando di specialità natalizie solitamente si finisce a parlare di dolce e a seconda della zona in cui abitate i protagonisti possono essere tanti e diversi tra loro. C’è però un dolce che forse è il più rappresentativo delle tavole italiane sotto le feste, forse più al nord che al sud. Sto parlando chiaramente del panettone, che la tradizione vuoleben lievitato, ricco e con gli immancabili canditi. Forse prendere in esame il panettone in Italia può sembrare semplicistico ma per fare un esperimento, e dimostrare che la birra può “intrufolarsi” anche in queste occasioni ho pensato ad un dolce che conoscono (quasi) tutti ;)
Si ma attenzione, non ho preso un panettone qualsiasi, eh. Grazie ad Alessandro sono riuscito a mettere le mani su quello che il Gambero Rosso ha eletto miglior Panettone d’Italia: quello di Iginio Massari della pasticceria Veneto di Brescia. Ok, so che non è verosimile che tutti mangino panettoni artigianali durante le feste… ma data la possibilità di assaggiarlo, quello del sig. Iginio mi è sembrato un perfetto candidato :)
Io non sono sicuramente un esperto gastronomico e tantomeno in fatto di dolci. Quindi non vi dirò di aver riconosciuto l’influenza del lievito piuttosto che della glassa. Però di panettoni ne ho mangiati.. e se anche non sono un grande appassionato di dolci quelli buoni sanno farsi riconoscere ;) È ovviamente il caso di questo della pasticceria Veneto, giallissimo, soffice e “burroso”. Finita qui ? No, certo, perchè l’uvetta appassita e le scorze di arancia canditi sono lì che aspettano. Sarà una considerazione banale ma.. qui l’uvetta sa di uvetta e le scorze d’arancia sanno di arancia. E vi pare poco :P Non mancano poi la glassa all’amaretto e le mandorle intere a guardire il tutto. Insomma se siete indecisi su un regalo “goloso” qualche amante dei dolci a Natale.. con questo panettone artigianale non sbagliate ;)
Quale birra si può abbinare ad un dolce così semplice ma allo stesso tempo importante ? Sono stati i canditi a farmi scegliere.
Vi spiego: Solitamente i birrifici che producono una birra natalizia ( o comunque invernale ) si prodigano nel cercare il perfetto mix di spezie per caratterizzare la propria creazione, spesso raggiungendo risultati unici e fortemente distintivi. Secondo il credo belga “se una spezia si riconosce tra le altre, allora il mix è sbagliato”, le specialità invernali che ho assaggiato fino ad ora erano davvero particolari, unici, con profumi e sapori molto intensi e originali ma appunto nessuno di loro aveva una spiccata tendenza verso questa o quella spezia, o un collegamento a questo o quel piatto della tradizione.
La mia scelta è ricaduta sulla Bon Nadal del Birrificio La Buttiga. Si tratta di una birra che non cade troppo lontano dai canoni del genere birrario, con una aromatizzazione “ampia” ma ben bilanciata e non stucchevole. Già al naso si trovano alcuni classici dello stile come cannella, noce moscata, chiodi di garofano.. e comincia a farsi notare la nota distintiva delle scorze d’arancia. Ma è in bocca che forse la Bon Nadal segna il punto decisivo. Dopo ogni sorso (dolce e corposo ) infatti, sono iluppoli americani Cascade e Amarillo a chiudere in bellezza con le loro note agrumate di pompelmo.
Può sembrare una trovata piuttosto semplice, ma credo che l’uso di questi luppoli ( tipicamente usati in stili come APA e IPA ben più luppolati, beverini e di un tenore alcolico minore ) senza che influenzino con un amaro eccessivo il carattere generale della birra abbia portato ad un risultato molto gradevole.
Questa caratteristica secondo me si sposa perfettamente con le scorze di arancia candita presenti nel panettone ( a maggior ragione questi nella creazione di Massari, molto gustose e “aranciose” ). La speziatura della Bon Nadal accompagna senza coprire il panettone e la sua carbonazione ( seppur non eccessiva ) è sufficiente per sollevare l’impasto “burroso” e ripulire il palato. Uvetta e glassa incontrano anche lo zenzero nella birra completando l’opera. Nonostante un impegnativo tenore di 9%ABV, l’alcol non l’ho percepito affatto (almeno fino al momento di alzarsi :P ), quindi non influenza nè profumo nè gusto.
Che dire, in fin dei conti avevo di fronte una birra e un panettone, ma come sempre è la qualità a fare la differenza. Non voglio sicuramente spacciare questo abbinamento come il migliore o unico possibile, ma certamente si tratta di due prodotti di grande qualità che riescono ad esaltarsi a vicenda, andando anche controcorrente dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, come la birra possa accompagnare anche i dolci. Per di più, anche quelli della tradizione natalizia ;)
Salute!

Una manciata di assaggi per iniziare bene l’anno

Usciamo dal silenzio stampa delle feste e primi giorni dell’anno per toglierci di dosso un po’ di polvere. Non avrò aggiornato a dovere il blog ma questo non significa che non ci siano stati assaggi interessanti… o addirittura memorabili :) Dato il periodo, si è trattato più che altro di birre invernali ( o comunque non esattamente leggerine.. ). E poi ci sono state addirittura un paio di cotte fatte in casa ( all grain!! ), qualche nuova conoscenza, progetti futuri… beh insomma nei prossimi giorni vi spiegherò tutto :DOra vi aggiorno un po’ su alcuni dei miei più preziosi assaggi durante le feste…
Bosteels Tripel Karmeliet
Anche se sul sito compare adesso… poco dopol’apprezzatissimo dono dei calici dedicati a questa birra è arrivata anche una bottiglia ( grazie Gio ;) ) e quindi non ho perso tempo e ho creato subito l’accoppiata vincente ;) Probabilmente questa tripel è una vecchia conoscenza anche per voi, essendo una tra le più particolari in circolazione. La scelta di usare tre diversi cereali ( orzo, frumento e avena ) infatti le permette di differenziarsi dagli altri prodotti del genere. Due fredde parole sull’aspetto: è di un accesissimo arancio carico e velato, con una bellissima schiuma compatta e molto persistente. Due parole molto meno fredde sull’assaggio: la TK è sempre un gran piacere, ricca sia al naso che in bocca. Frutti gialli, agrumi e vaniglia quando l’annusi e morbidissima, dolce e leggermente “lievitosa” quando la bevi. Il luppolo fa una breve apparizione all’inizio ma è lì più da aroma che da amaro. Per la cronaca è prodotta dalla Bosteels ( gli stessi della Deus ), riferementata in bottiglia ( occhio al lievito ) e segna un rispettabile 8,4% ABV. ( Si, il “TK” dà un tocco di slang da ‘gggiovani che non centra nulla, ma “ci piace ricordarla così” :P ).
Flying Dog Gonzo Imperial Porter
Questa invece è stata un primo incontro, molto gradito. A parte il fatto che come l’Inghilterra, gli Stati Uniti sono una zona birraria di cui ignoro profondamente la produzione, questa deve essere stata forse la prima o seconda artigianale Ammèrigana che ho assaggiato. Se questo fosse solo l’inizio, alla faccia. Una porter nerissima, decisa e irremovibile dal suo tostato cioccolatoso e il finale ben luppolato. La schiuma pannosa “color cappuccino” e la leggera nota vinosa però vanno leggermente controcorrente e tentano chi sta seduto di fronte. Un sorso dopo l’altro, e un altro, e un altro… pericolosissima :o
Stille Nacht 2009
La natalizia dei “Birrai Matti” non ha bisogno di presentazione. Tra l’altro sono arrivato tardi, ormai in rete trovate decine di testimonianze estusiate del “post-Stille”. Certo, devono piacervi le birre intense, importanti ( qui ci sono 12%ABV ), ma se anche solo provate a berne una dell’anno corrente ( come ho fatto io, senza  aspettare che invecchiasse ) vi accorgerete di cosa vuol dire fare una birra “potente” non banale. E soprattutto non cafona, neanche un po’. È troppo facile fare una birra da millemila gradi tutti sbattuti in faccia. Più difficile invece realizzare la Stille Nacht, bilanciata magnificamente tra il caramello del malto e il taglio finale del luppolo. Come è facile intuire, è una birra intensissima, e altro che “da meditazione”. Molto corposa ( nonostante ci sia di mezzo la fermentazione, si dice sia la birra belga che nasce con la maggior densità del mosto, e direi che si sente ), ricorda anche un leggero gusto agrumato e di zucchero candito. Per rimarcare il concetto, date una occhiata anche a cosa dicono di questa birra Andrea, Harvey,Lorenzo e il mio omonimo Luca. Spread the luv.
Struise Ts’jeeses Reserva
Questa è stata davvero una chicca, una bottiglia che forse non mi capiterà più di assaggiare. Il piccolo birrificio artigianale Struise produce una birra natalizia chiamata appunto Ts’jeeses ( Cheeses ? Jesus ? Chissà..). Già si tratta di una produzione relativamente limitata… poi questi signori hanno pensato bene di prendere parte di questa birra e lasciarla maturare ulteriormente in botti di rovere per almeno sei mesi. Credo che per forza di cose la birra finita esca sul mercato l’anno seguente, con l’aggiunta del termine “Reserva” sull’etichetta che sembra essere disegnata con Paint (attendo conferme). Ed eccola qui, Color arancio “spento” e velata, mi ha messo subito sotto il naso la sua “legnosità” dovuta all’affinamento in botte, con l’aggiunta di una leggera nota vinosa. Probabilmente non detronizzerà mai la Stille Nacht ma accidenti se è pericolosa questa birra. Morbidissima e corposa ha una finale lungo che mi ha ricordato la liquerizia ( pur non sembrandomi speziata nel complesso, a parte un leggero pepato ). A dispetto dei suoi 10%ABV è veramente facile e beverina, sicuramente un ottimo winter warmer come si suol dire. Sarei curioso di riassaggiarla a fianco della versione “regolare” che non è passata per il legno, ma per ora mi sono fatto una idea grazie all’assaggio di Patrick :)
Queste non sono state le uniche birre assaggiate durante le feste, ma ci sarà modo di parlare anche delle altre nei prossimi giorni ;)
Intanto vorrei sapere, per farmi un po’ i fatti vostri… voi cosa avete bevuto di buono o buonissimo durante questo inverno ? :D

Birrophilia in missione: aspettando Dublino

Ho gia stressato un sacco di gente su Twitter, ma magicamente eccomi a fare un piccolo breefing sul blog prima di un altro viaggio birrario. La prima volta era stata in occasione di una vacanza lampo in Corsica che, purtroppo, non ha portato a grandi risultati. Questa volta però, insieme ad alcuni amici sono riuscito ad organizzare una spedizione punitiva in terra irlandese a cavallo del 17 marzo (San Patrizio, festa nazionale ). Con l’occasione insomma, riesco anche a mettere in pratica uno deimiei buoni propositi per il 2010 :D
Ma come ci si organizza per un viaggio così ? Ah non lo so, speravo me lo diceste voi a dire il vero :P
Comunque una volta trovato e prenotato volo e albergo, ho cominciato a fare un po’ di ricerche, come si faceva a scuola, e spero di non perdermi pietre miliari clamorose nei (solo) 3 giorni a mia disposizione. Partirò il 15 e tornerò il 18, per la cronaca. Si lo so, sarebbero 4 giorni ma tolti i due viaggi… insomma avete capito.
Dicevo, della mia ricerca. Ovviamente il nostro terreno di caccia sarà il centro, e più precisamente credo che graviteremmo attorno al quartiere “Temple Bar” [mappa], agglomerato di pub più o meno tradizionali. Mete sicure e, mi pare di aver capito, imperdibili per chi ama la birra e si trova a Dublino saranno, per cominciare:
-Temple Bar: uno dei pub condivide il nome con quello del quartiere ( o il quartiere ha preso il nome dal pub, non saprei ). Con le sue mura di color rosso sgargiante, si dice che sia il più caratteristico pub di Dublino e comunque archetipo di Irish Pub. O perfetta macchina sfilasoldi turistica, non lo so. Vi saprò dire.
-Porterhouse : qui si cambia un po’ regime, trattandosi di un brewpub. O meglio, dopo essersi ingrandito negli anni la catena Porterhouse ha il suo stabilimento produttivo fuori città, ma le birre che propone nelle 4 filiali sono tutte le sue. Qui niente Guinness insomma, e mi pare di aver capito che la Plain Porter e la loro Oyster Stout siano due prelibatezze e icone dei rispettivi stili. Non mancherò di provare.
-Messrs Maguire’s : Altro brewpub rinomato per la qualità delle birre e della cucina… ma non so dirvi altro. Una pausa pranzo qui la faremo saltar fuori, non c’è problema :P
-St James’s Gate: Ebbene si, so che è una meta più turistica che altro ma non si può passare da Dublino senza visitare la vecchia Brewery. La Guinness Storehouse è praticamente un museo/parco giochi dedicato alla omonima, celeberrima irish stout, situato nello stabile dello storico impianto di produzione costruito dal Sig. Arthur tanto tempo fa. E poi volete mettere, una pinta autospillata al Gravity Bar ? Mi daranno anche l’attestato forse, yuhh-uhh! (…)
E poi, si insomma, ci sarebbero le mete più “culturali”, perchè non di sola birra vive il turista. Ma di quello se ne occupano i miei compagni di viaggio, quindi per ora non so nulla :P Non pensate male, non sono un beone illetterato. Semplicemente ci siamo divisi i compiti e manco a dirlo, io ho preso “il lato birra” eheh.
Ad occhio e croce prevedo che le prede saranno in maggioranza stout e qualche red ale, anche se mi pare di aver capito che anche le lager vanno parecchio ( più che in Inghilterra, almeno ). Insomma non so se chiamarle Real Ales ( non so se troverò ale tradizionali condizionate in cask e spillate a pompa, insomma ) ma spero di assaggiare un sacco di cose nuove. Avete consigli in particoalre ?
In quanto al mangiare, anche qui mi dovrei preparare. Comunque credo che stufati, zuppe e manzo/maiale fatti sotto varie forme popolino la maggioranza dei menu. Anche qui, ogni consiglio è bel accetto ;)
E quindi via al conto alla rovescia… e alla ricerca di qualche informazione per non girovagare troppo “alla cieca” :P